venerdì 9 agosto 2013

Sei felice come sembri?

Un attimo fa stavo guardando la foto di mia nonna sul comodino ed ho avuto un flashback: era estate. Lei era seduta al sole su un gradino delle scale di casa e stava scartando e spezzettando foglie di lattuga. Portava un fazzoletto in testa. Era vestita di nero con un grembiule di cucina di color lilla molto scolorito. 
Non so perché ma mi capita spesso di immaginarla così: sempre seduta lì con la lattuga in mano. Ricordo bene un particolare del suo volto quasi imbronciato, ma non capisco se lo è per via del sole o per qualcosa che sentiva.
Riporgo la foto sul comodino e quando vado per poggiarla ecco che il comodino si smaterializza e diventa altro. Comincio a pensare al comodino come alla mente delle persone ed ai cassetti come ai ricordi. Ogni volta che succede qualcosa al nostro essere, quel qualcosa lo riponiamo  in un cassettino che viene riaperto, spesso inaspettatamente, da una causa scatenante: la chiave.
Le chiavi aprono porte dietro le quali ci sono realtà sconosciute o celate. Ci sono le chiavi che aprono le serrature, come ci sono quelle che liberano un ricordo ed anche quelle che improvvisamente illuminano la nostra coscienza e ci mostrano cos’è meglio per noi.
Cerco di spiegare meglio cosa intendo: in alcune situazioni già dall'inizio sappiamo che soffriremo, abbiamo paura, ma tendiamo a nascondere questi sentimenti perché un sottile spiraglio di felicità ci tiene attaccati alla speranza che le cose andranno sempre meglio. E’ come quando si intraprende un viaggio, ad esempio andare in un luogo in treno, inizialmente tutte le sensazioni che si provano sono di gioia perché sono riconducibili ad uno stato di eccitazione verso qualcosa di nuovo e voluto. Durante il viaggio in treno si possono avere ripensamenti o paure legate all'abbandono di consapevolezze. Ma è solo verso la fine del viaggio o quando si è arrivati o magari dopo un periodo trascorso in quel determinato posto, che capisci che se alcune paure non sono morte e se il tuo stato d’animo non è cambiato, probabilmente quello non era il viaggio che dovevi fare.

Il problema è che anche se conosciamo la realtà, non ne prendiamo atto fino in fondo. Allora mi sorge un dubbio: sei felice come sembri? 

Siamo tanti, abbiamo i social network per conoscerci, il telefono con i messaggi per rimanere in contatto, la spudoratezza di andare a convivere appena ne abbiamo occasione, usciamo insieme, ci svegliamo e ci mandiamo tutti i rispettivi “buongiorno”.. ma ci conosciamo veramente?
Io credo che nonostante i messaggi gratis e what’s app non comunichiamo sul serio, penso che ci diciamo di volerci bene ma non ci rispettiamo, non ci andiamo a genio, litighiamo e il nostro non sopportarci ci tiene uniti in un vortice di insicurezze che ci incatenano. Penso che ci mandiamo il “buongiorno” per abitudine ed ipocrisia, non perché ci interessi realmente che qualcuno abbia un ottima giornata. Siamo sommersi da persone completamente e totalmente egoiste. Siamo nati liberi ma ci rendiamo schivi con i nostri pregiudizi..
La cosa peggiore che una chiave può aprire è la nostra coscienza, inaspettatamente, con quella strana sensazione di comprendere fino in fondo ciò che già sapevi e aver paura di prenderne atto, aver paura di dover prendere una decisione. Pensare, quando saprai qual è la cosa giusta da fare, di starci troppo dentro per seguirla.

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