mercoledì 21 agosto 2013

Un pò di De Andrè


...

acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti 
acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti

...

Altro da mettersi in spalla 
non ne ha non ne ha

oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi

ha avuto in un giorno la certezza di aversi
acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
bassa sfila tra la gente come un innocente che non c'entra niente
fredda come un dolore Dolcenera senza cuore

atru de rebellâ
â nu n'à â nu n'à

Altro da trascinare
non ne ha non ne ha

e la moglie di Anselmo sente l'acqua che scende
dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza

così fu quell'amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare

...

venerdì 9 agosto 2013

Sei felice come sembri?

Un attimo fa stavo guardando la foto di mia nonna sul comodino ed ho avuto un flashback: era estate. Lei era seduta al sole su un gradino delle scale di casa e stava scartando e spezzettando foglie di lattuga. Portava un fazzoletto in testa. Era vestita di nero con un grembiule di cucina di color lilla molto scolorito. 
Non so perché ma mi capita spesso di immaginarla così: sempre seduta lì con la lattuga in mano. Ricordo bene un particolare del suo volto quasi imbronciato, ma non capisco se lo è per via del sole o per qualcosa che sentiva.
Riporgo la foto sul comodino e quando vado per poggiarla ecco che il comodino si smaterializza e diventa altro. Comincio a pensare al comodino come alla mente delle persone ed ai cassetti come ai ricordi. Ogni volta che succede qualcosa al nostro essere, quel qualcosa lo riponiamo  in un cassettino che viene riaperto, spesso inaspettatamente, da una causa scatenante: la chiave.
Le chiavi aprono porte dietro le quali ci sono realtà sconosciute o celate. Ci sono le chiavi che aprono le serrature, come ci sono quelle che liberano un ricordo ed anche quelle che improvvisamente illuminano la nostra coscienza e ci mostrano cos’è meglio per noi.
Cerco di spiegare meglio cosa intendo: in alcune situazioni già dall'inizio sappiamo che soffriremo, abbiamo paura, ma tendiamo a nascondere questi sentimenti perché un sottile spiraglio di felicità ci tiene attaccati alla speranza che le cose andranno sempre meglio. E’ come quando si intraprende un viaggio, ad esempio andare in un luogo in treno, inizialmente tutte le sensazioni che si provano sono di gioia perché sono riconducibili ad uno stato di eccitazione verso qualcosa di nuovo e voluto. Durante il viaggio in treno si possono avere ripensamenti o paure legate all'abbandono di consapevolezze. Ma è solo verso la fine del viaggio o quando si è arrivati o magari dopo un periodo trascorso in quel determinato posto, che capisci che se alcune paure non sono morte e se il tuo stato d’animo non è cambiato, probabilmente quello non era il viaggio che dovevi fare.

Il problema è che anche se conosciamo la realtà, non ne prendiamo atto fino in fondo. Allora mi sorge un dubbio: sei felice come sembri? 

Siamo tanti, abbiamo i social network per conoscerci, il telefono con i messaggi per rimanere in contatto, la spudoratezza di andare a convivere appena ne abbiamo occasione, usciamo insieme, ci svegliamo e ci mandiamo tutti i rispettivi “buongiorno”.. ma ci conosciamo veramente?
Io credo che nonostante i messaggi gratis e what’s app non comunichiamo sul serio, penso che ci diciamo di volerci bene ma non ci rispettiamo, non ci andiamo a genio, litighiamo e il nostro non sopportarci ci tiene uniti in un vortice di insicurezze che ci incatenano. Penso che ci mandiamo il “buongiorno” per abitudine ed ipocrisia, non perché ci interessi realmente che qualcuno abbia un ottima giornata. Siamo sommersi da persone completamente e totalmente egoiste. Siamo nati liberi ma ci rendiamo schivi con i nostri pregiudizi..
La cosa peggiore che una chiave può aprire è la nostra coscienza, inaspettatamente, con quella strana sensazione di comprendere fino in fondo ciò che già sapevi e aver paura di prenderne atto, aver paura di dover prendere una decisione. Pensare, quando saprai qual è la cosa giusta da fare, di starci troppo dentro per seguirla.

domenica 5 maggio 2013

Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti ti odiano, e a non lasciarti prendere dall'odio..


Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo stanno perdendo e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, pur tenendo conto dei loro dubbi;
Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo da saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
Senza dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: "Tenete duro!".
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!

martedì 30 aprile 2013

Sarà mai tempo per noi?


E così, poi, in questa sera spenta e buia, torno a scrivere su questo caro blog. Proprio oggi, proprio sta sera perché in questi giorni un po’ confusi sento come se qualcosa fosse cambiato. L’altro giorno ero in macchina, un po’ pensierosa, e mi ripetevo frasi di maestri famosi per chiarirmi o meglio per decidere cos’era meglio fare. Mi ripetevo frasi del tipo:

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.(Lucio Anneo Seneca)

Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe.(Madre Teresa di Calcutta)

Ricorda di osare sempre.(Gabriele D'Annunzio)

Sorridi sempre, anche se è un sorriso triste, perché più triste di un sorriso triste c'è la tristezza di non saper sorridere. (jim Morrison)
Etc.

Ricordo queste frasi che si rimescolavano mentre un raggio di sole entrava dal parabrezza e quasi dovevo togliere la giacca per il caldo. Stavo per tirare un respiro di sollievo, perché mi ripetevo delle frasi motivazionali, ma poi per un attimo ho avuto un’altra sensazione: è stato come il cadere  di un velo che mi offuscava la vista. Capii in quell’istante il vero significato delle parole che mi ripetevo, dell’andare avanti. Ho sentito quelle parole come parte di me, del mio viaggio. Ho capito che dietro a quelle parole c’era una storia, probabilmente simile alla mia, che c’erano dei sentimenti, delle riflessioni. Allo stesso tempo ho capito che alcune riflessioni possono essere fatte solo alla fine; alla fine di una storia triste, alla fine di una battaglia, alla fine di un età. Ho capito che finalmente potevo usare quelle frasi, che in un certo senso erano davvero diventate mie, perché avevo levigato il suono delle parole accompagnandole con gli errori fatti percorrendo l’età dei miei anni. Quindi per me era stato come un ascoltare per la prima volta quello che precedentemente sentivo e ripetevo.

Ma se c’è una cosa che ho imparato è che non esiste una convinzione che non può essere sgretolata, fatta in mille pezzi e mandata in aria. Infatti, se vi mettete a cercare, per ogni frase, per ogni persona che dice una cosa, giusta che possa, c’è sempre qualcuno che dice il contrario.
Tutto ciò mi fa venire da chiedermi: come possiamo aggrapparci a qualcosa se tutto cambia, tutto è contrario, incessantemente? Da chi possiamo prendere esempio quando non sappiamo che fare?

Noi stupidi esseri umani, per nostra indole, siamo portati ad ascoltare quello che vogliamo sentirci dire. Siamo portati, per nostra grande vanità, a fare amicizia e a simpatizzare di più con chi ci dà non il consiglio giusto, ma quello che ci faccia, in un certo senso, capire che abbiamo preso la decisione giusta, che siamo in gamba e che ci lodi.
Esattamente come tutte le altre volte, sono arrivata alla conclusione che il futuro è incerto, che tutto è relativo, che tutto passa ma tutto può anche tornare e per questo serve imparare dai propri errori.. e se non ne commettiamo, dobbiamo imparare da quelli degli altri. Bisognerebbe davvero capire qual è la strada da prendere, magari per scrivere le nostre di riflessioni illustri o magari per dare davvero un senso a quelle degli altri perché ogni parola sembra senza senso se non sappiamo chi siamo. 

venerdì 1 marzo 2013

all you need is love?


“Sapete qual’è la cosa a cui si dedicano più canzoni? Esatto fratellini, l’amore. Bello, brutto, triste, allegro, forte, debole, sexy, casto, porno, violento, sognato, dimenticato, violato, antico moderno…FM107.3 radio caos. Love is all you need.”

Questa frase è presa da un film che anni fa faceva sognare adolescenti e mostrava allo stesso tempo il nuovo principe di cui si innamorano le ragazze: “il cattivo ragazzo”. Film basato su avvenimenti fantastici, metteva in risalto una cosa molto importante: come l’amore possa cambiare le persone.
Il protagonista, un rude bullo in moto. La protagonista una semplice studentessa della scuola cattolica. Conosciutisi per caso, si innamorano e danno vita ad un’intensa breve storia, di quelle che ti lasciano col fiato sospeso tutto il tempo, perché, per quanto possa essere contorta e sbagliata, è  anche vera ed innocente.
Dopo aver guardato un film romantico mi capita spesso di riflettere su me: so perfettamente che è solo finzione ma mi viene spontaneo farmi un resoconto di tutto quello che ho vissuto io o, se non mi è capitato, se esiste qualcuno che possa rendermi felice.

Ho conosciuto tante persone, fatto tante conoscenze, ma mi sono sempre affezionata dopo aver trascorso del tempo ed essere stata bene insieme a loro. Sono una persona molto istintiva e ho preso tutte le mie strade e basato le miei decisioni su sensazioni: io sapevo esattamente cosa fare, cosa volevo, dove andare perché sentivo che era la strada giusta.. non so come spiegarlo, la sensazione è la stessa di quando puoi tirare un respiro di sollievo perché sai di aver preso la decisione giusta. Tutto ciò adesso mi spaventa un po’ in quanto non ho mai avuto nessun “non so che” di speciale per qualcun altro; non è mai successo di incontrare qualcuno ed avere una reazione emotiva forte, né crampi allo stomaco, né la sensazione di toccare il cielo con un dito.. mai niente!


Così quando guardo quei film in cui l’amore sembra essere tutto, mi chiedo: l’amore è davvero tutto ciò di cui abbiamo bisogno?


Ho sentito tante volte parlare d’amore, ed ho sentito molte cavolate a riguardo. Quella che ultimamente mi sembra la più grave riguarda l’amore impossibile, tipo quello di Romeo e Giulietta o di Titanic, ecc. L’errore secondo me sta nel fatto che un conto è quando due persone si amano e non possono stare insieme per cause più grandi loro, un altro conto è quando una delle due persone semplicemente non vuole. Secondo me è sbagliato pensare, come molti fanno, che l’amore faccia soffrire: sono le altre persone che ci fanno soffrire e se lo fanno probabilmente è perché non ci amano. Ma io posso solo azzardare ipotesi, perché non so in realtà cosa esso sia. Ecco, io posso dire di amare un libro dopo averlo letto, e dire con ciò che si ama, quindi, dopo aver conosciuto intimamente qualcuno; ma alla stessa maniera posso dire di amare canzoni d’oltreoceano non conoscendone il significato.. quindi ogni cosa che dico potrebbe essere sbagliata! Cercare in giro, poi, non è d’aiuto visto che anche le frasi che si leggono in giro sull’amore sembrano contraddittorie. In ogni epoca, dal più ricco al più povero, dal filosofo al cantante, parlano di amore in maniera contraddittoria. Forse per rabbia, forse per solitudine o forse perché non sapevano esattamente neanche loro quello che volevano. Penso che la risposta, infatti, sia tutta qui: capire cosa si vuole.
Nella vita c’è bisogno di serenità, rispetto, fiducia e umiltà, l’umiltà dei piccoli gesti. Invece di rincorrere, di cercare l’amore, bisognerebbe tendere a realizzare, a portare nella propria vita o a tentare di avere con qualcun altro questo, invece di raggiungere questo stupido stereotipo che chiamano amore.. 
 però è anche vero che quando vuoi qualcuno hai come il cervello offuscato e non puoi essere razionale e forse è proprio a ciò che bisogna trovare una soluzione..

L'unica cosa che mi viene in mente è una frase di una canzone:

Io non so parlar d’amore, l’emozione non ha voce
A. Celentano

martedì 5 febbraio 2013

Dove vai? Tornerai mai?


La vita è un pendolo diceva Schopenhauer ed io non ho mai sentito descrizione più appropriata per la “vita”. E’ come un pendolo che oscilla, si muove, va avanti e torna indietro, scorre ed è immobile, cambia e cambia ancora. Vengono alternati momenti di grande gioia a folli malinconie e queste due si invertono, si rimescolano, creano nuove sensazioni ed il tutto in un attimo. Basta pochissimo per far cambiare il nostro umore e spesso ciò è dovuto ad altre persone che incontrano o intralciano il nostro cammino.
Ogni volta che penso alla frase di Schopenhauer immagino il suono che faccia questo pendolo, che rintocchi quando va da una parte e quando va dall’altra e mi turbo perché quel suono che sento nella testa è il segno tangibile che il tempo passa: sembra che stia a ricordarmi che siamo di passaggio su questa terra, proprio come dicono i chierici.

Ma cosa rimarrà di noi? cosa rimane di tutti quei momenti vissuti, passati come un soffio, come una marea?

La risposta mi è venuta oggi dopo aver rivisto un’amica che non vedevo da tempo. Ci siamo riviste, ci siamo sorrise, abbiamo parlato ed ho avvertito come una sorta di leggerezza: mi sembrava di tronare indietro nel tempo, a quando andavo al liceo e mi affacciavo fuori dalla finestra per prendere aria; ho ricordato momenti spensierati del mio passato. I suoi gesti, il suo accento erano così familiari che anche se non la rincontravo da molto in un certo senso era come se non ci fossimo mai perse.
Questo accade, pensavo, quando con una persona passi dei bei momenti; quando il suo ricordo fa piangere e ridere insieme.. ogni sensazione è diversa, speciale e unica, perché sono legate a momenti, a persone, a situazioni, ecc.. ma quello a cui pensavo io era che le sensazioni che provi una volta le puoi rivivere tramite i ricordi; com’era successo a me.

Ecco cosa rimane di noi: ricordi e sensazioni ad essi legati. Ed ogni oggetto porta ad un ricordo, ed ogni ricordo fa emozionare. Perché se ci pensate se guardate una vecchia foto non pensate solo alla persona raffigurata, ma ai momenti che avete passato con lei, come dei flash, pensate alle sue smorfie o al modo di atteggiarsi e pensate a voi come vi sentivate con lei rivivendo gli stessi stati d’animo, anche se siete a chilometri di distanza, anche se è passato molto tempo, anche se è impossibile.. Allora magari vi chiederete: Ma cosa rimarrà di noi? cosa rimane di tutti quei momenti vissuti, passati come un soffio, come una marea?