mercoledì 4 gennaio 2012

La paura è immobilità?

“ (...) Non che me ne freghi niente dei gioielli. I brillanti, sì. Ma è cafone portare brillanti prima dei quaranta, ed è anche pericoloso. Stanno bene solo addosso alle vecchie, i brillanti. (...) Ma non è per questo che vado pazza per Tiffany. Sapete quei giorni, quando vi prendono le paturnie?"
"Cioè, la melanconia?"
"No," disse, lentamente. "La melanconia viene perché si diventa grassi, o perché piove da troppo tempo. Si è tristi, ecco tutto. Ma le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa di che cosa si ha paura. Si sa che sta per capitarci qualcosa di brutto, ma non si sa che cosa. Avete mai provato niente di simile?"
"Abbastanza spesso. C'è chi lo chiama angst."
"Benissimo. Angst. Ma che cosa fate, voi, in questi casi?"
"Be', un bicchierino aiuta."
"Ci ho provato. Ho provato anche l'aspirina. Secondo Rusty, dovrei fumare marijuana, e l'ho fumata per un po', ma mi fa soltanto ridacchiare. Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare subito da Tiffany. E' una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell'aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po' di mobili e darei un nome al gatto." 
(da Colazione da Tiffany, Truman Capote, 1959; edizione Garzanti, collana Gli elefanti, 1992)

Penso che alcuni fil in bianco e nero, alcuni film “vecchi”, proprio come i libri, lascino a chi li vede un qualcosa di buono, diversamente da quelli odierni. I film in cui non si poteva dire parolacce, in cui i garcon erano gentil uomini, in cui anche le contadine avevano quel modo di atteggiarsi sempre dignitoso che oggi non hanno neanche le protagoniste più belle. Quando rivedo qualche vecchia pellicola mi sembra che il tempo per i protagonisti non passi, loro aspettano e aspettano.. ogni cosa a tempo debito non bisogna mettere fretta al destino!
mi piacerebbe trovare un film, anzi mi piacerebbe fare un film che spieghi la mia vita; così ogni volta che qualcuno mi chiede chi sono posso rispondere: “tieni questo e guarda!” non mi va più di stare a spiegare “me” soprattutto a chi non interessa realmente conoscermi. Poi, naturalmente, se la mia venisse immortalata metterei in paura i miei momenti che felici.
Ho pensato a tutto ciò perché sta sera non so come mi sento, ma è una sensazione che ho ritrovato in Colazione Da Tiffany quando parla delle paturnie. Una maledetta  paura improvvisa di non si sa che cosa.

Ma cosa ci spinge ad avere paura? Cosa ci terrorizza? E perché quando siamo impauriti rimaniamo immobili?

Se si prova a riflettere su tutto ciò di cui si ha timore si può fare una distinzione:
-        Di cose immaginarie o cose che non si conoscono ( fantasmi, varie figure religiose, esseri diversi o di altri mondi, incubi ricorrenti, dei sentimenti..)
-        Di cose che si conoscono e molto reali ( si può avere paura delle persone e delle loro azioni, di animali, di oggetti..)
-        Di noi stessi e se si ha di queste fobie si può aver paura sia di cose reali (il nostro aspetto fisico) e sia di cose astratte ( si può avere una fifa pazzesca di prendere una decisione, a dover rendersi conto..)
Quindi mi viene da pensare: la paura più grande è quella in noi stessi!

Quando si parla degli alieni si sente spesso dire in giro: “l’America sta costruendo armi contro di essi!”. Se l’affermazione sia vera o falsa non mi importa, ma mi importa sapere perché: perché mai l’America dovrebbe costruire delle armi contro qualcosa o qualcuno che non conosce? Elementare Watson, direbbe Sherlock Holmes, perché non conoscendo questi esseri e non conoscendo le loro intenzioni e il loro avanzamento intellettuale e sociale, non sanno se e come difendersi. Ergo e per l’America la paura non deriva da cosa gli altri sanno o possono farci, per il semplice fatto che loro stessi non sanno cosa gli extraterresti possono fargli, ma da come e se possono rispondere e difendersi: lo stato Americano teme di non essere forte abbastanza.

Riflettendo ancora su questa cosa mi è venuto in mente che se ci si dovesse trovare in una situazione di pericolo, ad esempio di un ladro che entra in casa di notte e ritrovarlo faccia a faccia, non so se si abbia più terrore nel fatto di non sapere cosa lui può fare o nel fatto di non sapere se si sia in grado di difendersi da lui e in qualche maniera di tirarsi fuori da quella situazione. Poi ho pensato, se il possibile proprietario della casa entro cui si trova il malfattore avesse in mano un’arma carica, probabilmente non avrebbe o avrebbe molto meno timore. Quindi di nuovo torna la paura in noi stessi e , in questo caso, nelle nostre capacità: trovandoci in una situazione di pericolo non si può fare altro che chiedersi: “cosa posso fare?”

Quello che però mi lascia più perplessa è che quando si ha paura si rimane immobili, pietrificati per l’appunto. Quando gli animali capiscono che hanno scampo ad un pericolo, si arrendono. L’immobilità è una resa. I timori, le angosce, i turbamenti sono le cause che portano alla resa, perché non si crede nelle proprie capacità.
Per combattere la paure c’è solo il coraggio, per cui non importa se si sia l’uomo più forte del mondo perché non è detto che egli non tema questo o quell’altro, si può essere anche piccoli e indifesi ma avere fegato da vendere e vivere così senza alcun timore.
Concludo con la frase di un altro film:
La paura ti rende prigioniero, la Speranza può renderti Libero.
( da Le Ali della Libertà)


Questa frase mi fa ricordare quando ero piccola e mia nonna mi dava sempre tanti consigli e ora so che erano ottimi consigli sia per la sua esperienza sia perché mi voleva bene. Uno dei migliori secondo me era: Spera sempre il meglio, ma preparati al peggio.
Sperare il meglio e conoscere i nostri limiti, a mio avviso, è la strada giusta da prendere se si vuole smettere di aver paura. In ogni caso non bisogna rimare immobili se si vogliono vincere le paure.. L'immobilità, che può essere sia causa ( non facciamo niente per non averne) e sia conseguenza ( ci pietrifica) della paura, lasciamola alle statue!

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