martedì 6 dicembre 2011

E se trovassimo il sacro Graal?

“La gioventù ci faceva sognare; la maturità ci fa pensare; la vecchiaia ci farà sospirare.
Roberto Gervaso, Il grillo parlante, 1983”

Un mistero che ha sempre destato interesse nell’uomo è quello che ci sia la possibilità di una vita eterna. Le storie legate a questo mito sono tantissime e hanno le loro origini in epoche lontane. Anche oggi il sogno dell’immortalità rivive con la tv e i film dedicati ad esso, per es. Twilight la saga di romanzi scritta da Stephenie Meyer nella quale si parla di una studentessa solitaria che si innamora di un bel ragazzo tenebroso che si rivela essere un vampiro buono(beve solo sangue animale). Nella storia della Meyer, ma più in generale tutti i racconti in cui si parla di "mostri" in possesso dell elisir della lunga vita, si intrecciano tematiche orride con altre incantevoli, creature spaventose ed allo stesso tempo attraenti, luoghi paurosi ma fiabeschi, immagini agghiaccianti che destano stupore e curiosità; il brutto non è mai solo brutto,abominevole, terrorizzante, brutale, mostruoso, orrendo, nefando, disumano, laido, obbrobrioso, raggelante, spaventevole, terrificante, tetro o tutto ciò che dir si voglia, oltre a ciò è anche bello, incantevole, magnifico, stupendo, felice, meraviglioso, splendido, affascinate, ammaliante, eccelso, magico, superbo.

La vita eterna è vista sia come un dono e sia come una maledizione.

Cercando di spiegare a me stessa il motivo di questo contrasto dono/maledizione sono incappata per caso nel mito di Eos e Titone:

“Gli antichi greci raccontavano di Titone, un giovane di stirpe reale, fratello di Priamo. Di Titone si dice che fosse bellissimo, così bello che di lui si innamorò Eos, l’aurora, che un giorno lo prese come marito. Eos, preoccupata per il destino mortale del giovane sposo, chiese a Zeus come dono di nozze che fosse concessa l’immortalità a Titone. Zeus accordò il dono, ma Eos si era scordata di chiedere insieme all’immortalità anche l’eterna giovinezza. Così gli anni passarono e Titone diventò un uomo maturo, poi anziano, poi ogni giorno più vecchio, di una vecchiezza sempre più orribile e decrepita. Eos assisteva inorridita alle trasformazioni del suo amante, sino a che, non più in grado di tollerare la vecchiaia di colui che era stato il suo sposo, lo rinchiuse in una grotta per nasconderlo per sempre alla propria vista. I lamenti di Titone, inebetito dal dolore e dalla vecchiaia, si spandevano per l’aria e giunsero sino a Zeus che, mosso a compassione, trasformò il povero vecchio in una cicala. Ancora oggi, racconta il mito, le cicale che friniscono la notte d’estate ci ricordano il pianto disperato di Titone che invecchia, invecchia e mai non muore.”

A questo punto mi è sorta spontanea la domanda: Che intendiamo noi per immortalità? Cos’è che cerchiamo veramente l’immortalità o l’eterna giovinezza? Se trovassimo il Sacro Graal cosa vorremmo ci doni  veramente?

Io personalmente se dovessi immaginarmi immortale non immaginerei me stessa né da bambina né da vecchia, bensì nel periodo subito prossimo all’adolescenza.  Vorrei rivivere per sempre i miei attimi di spensieratezza: le nottate a fare tardi, le litigate furiose, le prime luci dell’alba viste sulla spiaggia, le false amicizie, le grande risate, l’ottimismo anche nelle situazioni più disperate, vedere la vita che scorre incessante.. e fregarsene!
Se dovessi trovare il Sacro Graal vorrei prima sapere cosa rende eterna se la vita o la giovinezza, perché sarebbe un sogno essere giovani per sempre.

 Nelle leggende del Santo Calice in cui bevve Gesù si racconta di come questo oggetto mistico possa dare straordinari poteri o l’immortalità a chi lo trovi. Esso è un oggetto così importante che se cadesse nelle mani sbagliate sarebbe un disastro, per questo venne custodito dai Templari che l’avrebbero reso accessibile solo ai puri di cuore. Si dice che quest’oggetto mistico potesse portare la pace tra i popoli e che dall’ultima volta che è apparso non sia più riapparso, forse per le ingiustizie che sono state commesse per lo stesso, infatti per il Graal sono state fatte battaglie ed è stato versato molto più sangue di quanto ne poteva contenere.

Forse il Santo Graal non è mai esistito, oppure noi adesso stiamo vivendo il periodo desolato che gli antichi narrano. Probabilmente il nostro più che vivere è sopravvivere e la nostra angoscia maggiore è di lasciare questo mondo senza qualcuno che ci ricordi, senza gesta o pezzi d’arte che piacciono tanto alle persone.

L’idea di vivere per sempre nel fiore degli anni sarebbe davvero bellissimo, ma probabilmente mi sentirei come un lampione immobile che vede le macchine correre lungo la strada. Ogni giorno guardarle e non poterne bloccare nessuna, guardare i colori che si mischiano, sentire il clacson e le risate dei bambini. La cosa peggiore dell’immortalità sarebbe “essere di passaggio” nella vita di qualcuno e che qualcuno lo sia per me.

Non è importante vivere per sempre, siamo esseri umani perché diciamo di avere un intelligenza superiore a tutte le altre specie animali (che usiamo poco o per niente però), dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Da quando nasciamo non facciamo altro che continuare a crescere(non ad invecchiare) e la morte non è che la continuazione della nostra crescita dopo che ci si è fermato il cuore. Le cose importanti sono quelle che ci hanno portato lì, le cose che abbiamo vissuto, che abbiamo imparato e insegnato, ciò che pensavamo e i nostri sogni.. l’eternità in un certo senso è dentro di noi. L’immortalità è un dono se accettiamo la nostra condizione, non se la cerchiamo per paura della morte.

Nessun commento:

Posta un commento