giovedì 29 settembre 2011

tentazioni o vizi?

Oscar Wild diceva: "l'unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi.." Forse è vero. Forse cedere a una tentazione è davvero l'unico modo per liberarci da una tentazione. Ma se poi non ne avessimo abbastanza? Se dopo averle ceduto una volta volessimo rifarlo un'altra e un'altra e un'altra volta ancora? Se la tentazione si trasformasse in un vizio?
Nel momento in cui si è certi di riuscire a non prendere un vizio, proprio in quel momento ne prendiamo uno. Prendiamo per esempio i fumatori. Di fronte alla loro prima sigaretta tutti o quasi tutti pensano la medesima cosa: tanto è solo una sigaretta!  
Quante volte usiamo la parola "tanto"
Sapete quando la usiamo? Quando ci arrendiamo all'evidenza, quando capiamo che qualsiasi cosa facessimo le cose non tornerebbero mai come prima. Usiamo questa parola quando molliamo. La usiamo con codardia quando non vogliamo affrontare i problemi.
La cosa più brutta di quel tanto è che a volte pensiamo di usarlo con audacia. Pensiamo che per cedere ad una tentazione ci voglia audacia. Non c'è nulla di più sbagliato: l'audacia sta nel cedere una sola volta e tornare noi stessi dopo quell'esperienza e quest'audacia ha anche un nome "sangue freddo".
Quando cediamo ad una tentazione la cosa più sbagliata che possiamo fare, ed è anche la cosa che facciamo più spesso, è trovare 1000 buoni motivi per ricadervi. Diventa un vizio quasi un ossessione e noi stessi diventiamo così sicuri di noi stessi che allontaniamo tutti quelli che cercano di aiutarci. Diventiamo in poco tempo da ottimi amici a estranei.. arriviamo ad un punto in cui l'unica cosa che ci rimane è il nostro vizio e le nostre 1000 buone scuse! Con ciò voglio dire che per me i vizi nella vita di una persona possono starci, infatti come diceva Lysander Spooner "Vices Are Not Crimes", ma i nostri vizi non devono mai distruggere i nostri rapporti con le persone che amiamo e che ci amano.. l'unico modo è imporci con il nostro sangue freddo.

martedì 20 settembre 2011

Cosa vogliamo?Chi siamo?

Premessa

La vita, senza una meta, è vagabondaggio.
Seneca


Quello che ha spinto a scrivere è il mio desiderio di capire cosa voglio.. ciò che voglio NON nel senso che penseranno molti leggendo, cioè ciò che voglio dalla vita tipo amore, amicizia, lavoro ecc. Io sto cercando di capire chi sono dalle mie scelte, sia da quelle semplici di ogni giorno sia da quelle complesse che richiedono tempo per riflettere.

L'idea mi è venuta da un amico. Un giorno mi sono trovata a dover prendere una decisone e per prenderla dovevo capire cosa volevo, così chiesi consiglio a questo mio amico che mi disse: "non so cosa sia meglio per te, ma io quando devo riflettere mi isolo e faccio lunghe passeggiate". Quel giorno presi la moto e partii senza meta. Per quasi tutto il tragitto continuavo a chiedermi: "Cosa voglio? Cosa voglio?".. fin quando, arrivata ad una rotonda, ho avuto un illuminazione  Io non sapevo cosa volevo, ma sapevo cosa NON volevo ed avrei potuto partire da questo. Quindi tornai indietro perché, anche se non avevo risolto il problema, avevo un punto di partenza.

Ormai l'episodio del motorino risale a 5 anni fa. Ora a distanza di 5 anni ho capito che a dire cosa non vogliamo siamo bravi tutti ( non voglio questo, non ho voglia di fare questo..) il difficile è capire cosa vogliamo e prendercelo. Sì, a prendercelo!!

La vita, se ci pensate, sembra un  buffet in cui ci sono vari tipi di persone che si servono:
-    Quelli che prendono sempre le stesse pietanze;
-    Quelli che si riempiono il piatto con tutto quello che trovano;
-    Quelli che prendono qualcosa perché ha un bel aspetto;
-    Quelli che si fanno consigliare o copiano gli altri;
-    Quelli che scelgono.

Ora i primi sono gli abitudinari, quelli che quando devono fare una scelta vanno sul sicuro perché prendono sempre le stesse cose delle quali conoscono già il sapore. Gli abitudinari però sono anche quelli che non osano prendere qualcosa di diverso per "paura" e prendono dal buffet seguendo una consuetudine, ovvero prendono i cibi che conoscono in maniera meccanica senza riflettere.

I secondi sono gli ingordi, quelli che non ne hanno mai abbastanza, quelli che non sapendo scegliere prendono tutto. Nel piatto stapieno di questi ci saranno sicuramente cose buone da mangiare, ma anche cose che non lo sono.. e poi dovranno prendere un digestivo alla fine del pasto o si sentiranno male, perché a tutto c'è un prezzo!

I terzi sono quelli che badano alle apparenze, quelli che si ritroveranno nel piatto qualcosa di bellissimo ma dal sapore amaro che, appena si renderanno conto che nessuno li guarda, getteranno via.

I quarti sono gli insicuri ed il mondo ne è pieno. Ne è pieno poiché gli insicuri non sono solo quelli che chiedono consigli agli altri, ma sono soprattutto le persone che copiano gli altri, le persone invidiose che parlano dietro le spalle, che hanno bisogno di parlare o inventarsi difetti negli altri per nascondere i propri. Costoro hanno due possibilità: o decidono di prendere in mano le loro vite cominciando a pensare a loro o vivranno per sempre la vita di qualcun'altro. Spesso scelgono la seconda opzione visto che è più semplice farcela nella vita grazie ai meriti di qualcun'altro.

Gli ultimi, infine, sono quelli che scelgono; quelli che studiano bene le diverse possibilità e riflettono su quale sia meglio per loro. Nel buffet, per esempio, colui o colei che ha deciso di mettersi a dieta e sceglie quindi di prendere qualcosa di leggero e senza grassi; o anche, per fare un altro esempio, il goloso o la golosa che si mantiene leggero/a per tutta la cena aspettando il dolce finale. In tutti e due i casi le persone che vanno al tavolo per prendere del cibo riflettono sul da prendersi.. Queste persone, nel buffet come nella vita, sono quelle che riescono sempre. Riescono perché hanno capito cosa vogliono e quali sono i loro limiti e si comportano di conseguenza.

Berlinger diceva:
Ciò che uno diventa,
lo diventa per mezzo di se stesso.
Ciò che uno è,
lo è indipendentemente da se stesso.   
 Io voglio capire cosa voglio e voglio scoprire i miei limiti cosicché io possa capire chi Sono e chi diventare.